lunedì 23 febbraio 2026

SHIN GETTER 1 [by CCS TOYS]

Tre su tre, e CCS entra in scivolata nella mia collezione a porta vuota.

Provenienza: Change!! Shin Getter Robot~l'ultimo giorno del mondo
Scala: No
Produttore: CCS Toys
Linea: Mortal Mind
Anno di Produzione: 2022
Materiale: ABS, Diecast, POM, PVC
Altezza: 248 mm
Note: Impianto LED
 

(Click sulle foto per ingrandire)

Avrete letto cento volte, se mi seguite, del mio rapporto con l'adorata Getter Saga e di come pochi siano i mecha ivi inclusi di mio gradimento e blablabla. CCS ovviamente non poteva esimersi, dopo Sentinel, dal farmi una sua reinterpretazione dello Shin Getter 1, reinterpretazione che mi ha colpito molto, e dopo aver goduto col Gurren Lagann e col Mazinger Zero, eccoci di nuovo qui. 

È interessante vedere l'evoluzione delle confezioni dei prodotti CCS. Dopo il Gurren con i blister di plastica che hanno portato la rottura di alcuni pezzi in alcuni casi si è passati al polistirolo per il corpo del Mazinger Zero in una confezione multistrato e ora di nuovo un cambio:

Abbiamo sempre uno scatolone di cartone con loghi e il primo piano del mecha disegnato come un progetto CAD, ma al suo interno non si trova più una scatola canonica colorata e piena di foto.


 

La confezione (bella grossa) si apre rivelando sul risvolto inferiore la scritta iconica "CHANGE!! GETTA 1!"


Come di consueto, la prima cosa che ci accoglie è una bellissima sovracopertina, con la gradevole sorpresa di essere doubleface. Il fronte è canonico, lo Shin Gette 1 in azione, super effettato e con colori metallizzati brillanti:


Sui lati della sovracopertina sono presenti delle foto del modello e degli schemi informativi.

Il retro invece è un dettaglio della foto sul fronte, ma rifatta in bianco e nero, disegnata e ombreggiata a tratteggio, davvero un bell'effetto. 


Dicevamo, niente più scatola canonica, sotto la sovracopertina infatti troviamo direttamente una bara di polistirolo chiusa con delle cinghie a strappo. La sensazione di premium scorre potente:


Non ci resta che rimuovere le cinghie e sollevare il primo strato/coperchio per vedere com'è stato confezionato il modello questa volta:

Primo piano, a destra trovano alloggiamento le ali dello Shin Getter, a sinistra troviamo un blister contentente un po' di parti per lo più opzionali. 

Abbiamo le lame per gli avambracci, in duplice versione, due placche addominali per il Getter Beam, sei mani alternative che però sono tutte orientate all'impugnatura delle armi e un po' di pezzi per costruire le stesse, punte varie e parti scorrevoli sul manico. Non ultimo, quel pezzo rosso che sta viaggiando fuori sede per il blister, uno spudger per far leva e smontare più facilmente alcuni pezzi, sempre gradito.

Rimuoviamo questo blister e sotto troviamo:

 

In alto, in nero, i due sostegni (orientabile e non) da agganciare alla basetta. Al centro, in arancione, l'effect per lo Stoner Sunshine. Più sotto, imbustato, il libretto di istruzioni, che a sua volta cela:


la basetta vera e propria, col logo dorato della serie dello Shin Getter Robot. Oltre al libretto si trova un foglio che illustra come mettere le pile alle parti dotate di LED e un altro foglio con le avvertenze, credo.

Alziamo anche la basetta e ancora più in profondità troviamo:

 

la testa delle due armi principali, la falce e l'ascione bipenne.

Prima di passare al piano sottostante, diamo un'occhiata alla basetta da sola:



Plastica nera attira ditate/polvere/graffi, leggermente trasparente col bel logo dorato. Sul retro, incastonati vicino al buco, ci sono quattro sostegni indicati come A, B, C e D che sono quelli che si collegano al bacino del robot qualora si volesse sostenere con la base. I sostegni A, B e C sono inclinati in posizione neutra, indietro e in avanti per le pose volanti, e hanno la parte superiore che non permette al sostegno di scorrere sull'asta, mantenendoli quindi in cima alla stessa.

Il sostegno D è uguale all'A, cioè in posizione neutra, ma può scorrere sull'asta di metallo, essendo quello designato a sostenere il Getter in piedi sulla basetta, quindi con altezza regolabile in base alla posa. 

Detto questo non si può fare a meno di notare la differenza con le basette dei precedenti modelli CCS. Sia per il Gurren Lagann che per il Mazinger Zero, la basetta era sempre un rettangolo simile, ma orientato orizzontalmente, con più o meno al centro, leggermente indietro, una struttura simil cilindrica forata nella quale inserire l'asta di metallo per sostenere il robot. Asta che per il Gurren veniva fornita in duplice copia (alta e bassa) ciascuna fornita in testa di un aggancio per fissarsi al retro del bacino, mentre per il Mazinger le aste erano sempre due, ma la testa era unica e intercambiabile e si fissa sotto l'inguine.


La nuova basetta che CCS ci propone è sempre un rettangolo, un po' più grosso nelle dimensioni, che si sviluppa in profondità invece che in larghezza e ha un foro netto praticamente in cima. In questo foro possiamo decidere se inserire (quelli in alto nel polistirolo) un sostegno fisso in cui l'asta di metallo si innesterà verticalmente, oppure uno più massiccio, dotato di ghiera e chiave di blocco che gli permette di inclinarsi in varie angolature. Ciascuno di questi sostegni viene poi fissato dall'altro parte con una chiave di plastica che ruota di 45° bloccando il tutto. Anche in questo caso abbiamo due aste di metallo di lunghezza diversa, ma quattro teste, come abbiamo visto, per varie inclinazioni e usi.

Sembra molto più robusta. 


Prossimo piano:


E qui c'è la ciccia. Il corpo principale del modello è visibilmente incastonato al centro. Alla sua destra, in un altro blister, sono racchiusi tutti i pezzi mancanti del corpo che sono stati confezionati a parte per evitare danneggiamenti nel trasporto e andranno rimontati una volta estratto dalla scatola.

A sinistra, in alto, abbiamo l'effect per il Getter Beam, subito sotto una camionata di pile di scorta per alimentare i LED e sotto ancora in alternativa la "gobba" senza e con i sostegni per le ali.

Ma non è ancora finita, togliamo il blister:

Ecco infine le due aste di metallo cavo nere per le armi e le due di metallo pieno non colorate per sostenere il modello sulla basetta. Non finiva più questo spacchettamento.


Possiamo quindi finalmente estrarre lo Shin Getter e tutti i pezzi da riattaccare: 


Le coperture esterne delle cosce e degli avambracci si agganciano agilmente attraverso dei magneti. La cintura del bacino si infila su dei perni sul retro, ma prima bisogna rimuovere la U sotto l'inguine (di cui, in mezzo ai pezzi, si può vedere l'alternativa con il buco per il sostegno della basetta). Messa la cintura, reinserire la U in posizione fissa tutto con solidità. La testa si innesta senza troppi problemi sul collo e le mani, in foto quelle dotate di dita articolate, si infilano nei cilindri di plastica trasparente che sporgono dai polsi, necessari al trasporto della luce fino al dorso delle mani stesse. Lightpiping. E poi veniamo alle lame da incastrare sugli avambracci, dotate di due perni. 

Ecco, qui ho avuto molte difficoltà per l'inserimento della lama sull'avambraccio destro. Ho provato tutte e quattro le lame e mentre entravano senza grossi problemi sul sinistro, non ne volevano sapere di entrare dall'altra parte. Ho provato a scaldare la plastica, ma niente, era proprio un problema di tolleranze al punto che ho dovuto leggermente limare e alla fine, non senza una grossa pressione, sono riuscito a montare anche quest'ultimo pezzo. Non proprio un'esperienza piacevole, che tra l'altro mi ha portato via diverso tempo.

Via col girotondo:



E con la placca dorsale più grande, ma senza sostegno per le ali.


Lo sapete che mi piacciono i restyle e questo mi fa davvero impazzire, sostituendo alle superfici lisce dello Shin Getter originale, una crestomazia di pannellature e dettagli superbamente rappresentati, oltre che delle proporzioni più di mio gradimento.

Il modello è pesante, anche se non mi pare di rilevare alcun metallo in superficie, se non sulle giunture esposte (vedi ginocchia, gomiti, anche e spalle). Com'è prassi di CCS, il metallo si trova per lo più nel frame interno, mentre la carrozzeria è plastica. Dipinta e scolpita divinamente, ottime panel line, bella separazione dei colori, venature verdi trasparenti per tutto il corpo e vari toni di rossi per differenziare, soprattutto sulle spalle.

Rispetto al Mazinger Zero, coi LED su questo modello CCS si è spinta molto oltre:


Il che si traduce, ahimé, in ventorcidi pile da mettere in altrettanti scomparti ognuno col suo interruttore più o meno raggiungibile.

Abbiamo quindi un vano pile sotto la piastra pettorale che illumina ovviamente il petto e la testa tramite la lampadina nel collo. Il pulsante è sotto il vano pile e non è raggiungibile se non estraendo la copertura.

I vani pile degli avambracci, che tramite lightpipe servono anche le mani. La copertura è magnetica e il pulsante è sempre irraggiungibile dall'esterno (quel pulsante rosso sotto il coperchio grigio delle pile).

Esterno coscia removibile magneticamente, illumina la striscia verde sulla coscia, ma stavolta l'interruttore è una piastra grigia nell'interno coscia, quindi no problem per l'accensione.

Coperture inferiori delle gambe, sempre magnetiche e sempre con pulsante sotto il vano pile. Si illumina ovviamente solo quella sezione di gamba, bella imponente però (si può notare anche l'interno della gamba, col frame in metallo).

Infine, riprendendo un dettaglio da una foto precedente, c'è la cintura:

Vano pile complicato da raggiungere, ma fortunatamente pulsante di accensione sul retro, infatti si accende ogni volta che impugni il modello.

Ogni pezzo necessita di 3 pile, CCS ce le fornisce già inserite in pacchettini da tre tenuti insieme da una guaina esterna di plastica trasparente e con la consueta linguetta di plastica per evitare contatti. Molto comodo.

Quelle in confezioni sono infatti pile di riserva, grazie CCS!

La circuiteria non presenta variazioni, nel senso che i LED o sono spenti o sono accesi, non ci sono effetti di "respiro" (difficili da sincronizzare) e non c'è autospengimento. 

Me culpa, però, ci ho messo anni a recensire questo modello e ora più della metà delle pile sono scariche, quindi farò quel che posso con quelle che non si sono esaurite ad aspettare i miei comodi.

Che poi si sa, fighi i LED, tanta scena, ma li accendi due volte e poi basta e in vetrina non ce li terrai mai inseriti per paura facciano acido... (in questo caso solo le pile di una delle cosce avevano cominciato leggermente a inacidire nonostante l'isolamento)

 

Non voglio soffermarmi troppo sulla posabilità del modello. Ha tutto quello che gli standard moderni richiedono, complice anche la cintura/gonnellino mobile per permettere alle gambe di alzarsi senza incontrare ostacoli. Paratie che si spostano e dettagli che si mostrano per ogni dove.

Quindi ecco un po' di pose più o meno estreme per capire il range delle articolazioni:





Faccio però alcune considerazioni.

Innanzitutto la testa non ha grandi possibilità di movimento, non può inclinarsi troppo indietro o in avanti e a cercare di forzare alcune pose si smonta. Però almeno ha un collo che si muove, grosso passo avanti rispetto al Mazinger Zero.

I polsi non esistono, le mani possono solo ruotare intorno al cilindro in cui sono inserite (esistono due mani alternative appositamente dotate di polso inclinato per alcune pose). Sempre parlando di mani, belle le dita articolate, ma come già visto nel mazinga, un po' limitate e non in grado di formare un pugno convincete, al punto che è meglio usare le mani alternative per impugnare le armi come sostituto.

Le caviglie hanno escursione laterale non troppo generosa, possono piegarsi avanti e indietro e anche il piede è diviso, ma forse per ottenere pose più estreme sarebbe stato meglio adottare una caviglia ad estrazione.

Ultimo, ma non ultimo, il gomito, a doppio, se non triplo snodo, è un po' antiestetico e non particolarmente solido, nel senso che non ha grossi parti ad attrito, ma solo un perno di metallo. Per ora regge, ma chissà in futuro.

A proposito di attrito, tutte le articolazioni sono ad attrito/frizione. Indubbiamente per ora solide, ma soggette potenzialmente nel tempo a smollamenti.

 

Vediamo qualche altra posa iconica:




Per il pugno ho per l'appunto usato una delle mani alternative.


Montiamo ora le lame GROSSE:


 Oltre ad essere enormi, possono anche ruotare aprendosi grazie a tutta una serie di perni:


In massima estensione.

E visto che ci siamo vediamo almeno parzialmente un po' di LED accesi:


La cintura è a malapena visibile e mancano all'appello cosce e torace/testa. Abbiate pietà. Luce molto forte, ove presente, tendente però all'azzurrino più che al verde. L'effetto è comunque notevole.

Ovviamente uno Shin Getter non è tale senza le sue irrinunciabili ali demoniache, perciò andiamo a sostituire la placca sulla schiena con una dotata di perno in metallo per l'aggancio e braccia snodabili per la posa delle ali (anche qui solo attrito):


 

Le ali si innestano et voilà:





Le ali sono rigide e non posabili, se non alla base tramite i braccetti metallici. Molto organiche nell'aspetto e ben colorate con sfumature violacee. In dettaglio:



Un vero demonio!

 

È tempo di Getter Beam. Tramite lo spudger fornito, si può rimuovere la placca addominale per sostituirla con una dotata di emettitore:


Per essere poi sostituita ancora con un'altra placca disegnata per contenere una batteria di quelle lineari che viene connessa a una lampadina LED che a sua volta viene coperta inserendo l'effect sopra a tutto, che al mercato mio padre comprò:





In posa di volo sospesa.

Niente beam dalla fronte per questo modello.

 

Ma l'arma più forte dello Shin Getter non è il Getter Beam, bensì lo Stoner Sunshine


Abbiamo perciò questa sfera scolpita di gomma trasparente, che si può aprire in due rivelando un circuito LED. Si estrae il circuito, si mette un altro pacchettino costituito stavolta da due pile, si incastra nuovamente nell'alloggiamento (attenzione, perché ciò che si incastra nella sagomatura è direttamente il vano pile, o meglio il suo polo positivo (o era il negativo? Boh), quindi meglio agire con cura onde evitare dissaldature), e si preme il pulsante centrale per accendere le luci. Tutto chiuso, va posizionato fra le mani dello Shin Getter per ottenere un'altra delle sue classiche pose, prima di sganciare la bomba:




A questo giro ho inserito le batterie cariche nella zona superiore del corpo. La luce arriva alla testa un po' più fievole rispetto alle parti che hanno una lampadina direttamente sotto.


Parata!

 

E ora vediamoci un po' di armi più ignoranti e fisiche.

Entrambe le armi, ascia e falce, possono essere montate sia sull'asta corta che su quella lunga, non ci sono restrizioni a riguardo:


A una estremità si inserisce la punta dorata, poi nel manico, in prossimità della testa dell'arma, si inserisce l'altra parte dorata che può scorrere per tutta la lunghezza dell'asta e poi ovviamente si inserisce il corpo principale dell'arma a cui si fissa la punta a trivella.

L'ascia bipenne è imponente e ricca di dettagli e colori. Circolare nella forma, se si tira la parte centrale estraendola verso l'esterno, ecco che si apre sezionandosi e rivelando ancora più dettagli. Davvero bella rispetto ad altri Getter Tomahawk che ho visto rappresentati finora.

 

Stessa cosa per la falce:



I pezzi sono gli stessi, cambia il corpo dell'arma. La falce può essere chiusa ed essere usata come una lancia oppure aperta in tutto il suo letale splendore. Anche qui c'è un meccanismo che permette l'apertura coordinata di entrambi i lati, ma nella mia copia la parte "corta" è estramamente dura da ruotare, quindi non si ha un movimento armonico e ho dovuto applicare molta forza. Aprendo la falce, la punta a trivella rientra anche leggermente, come un cavatappi.

Di nuovo, una delle più belle falci che abbia mai visto, per questo Getter. Quella del Sentinel si va a nascondere in confronto.

Per impugnare queste armi sono necessarie le mani apposite:


Abbastanza gommose nella parte delle dita con la scanalatura a cilindro. Qui consiglio ASSOLUTAMENTE di scaldarle prima dell'inserimento dell'asta. Sono molto strette come presa e infilarci a forza un tubo di metallo cavo che ha le estremità affilate, risulta in quest'ultimo che scava via pezzi di gomma per farsi strada. Non l'ideale. Dopo aver asportato un po' di gomma nel processo ho deciso di passare al caro fedele phon. Niente di grave comunque. Come si vede sono tre paia di mani con inclinazione diversa a seconda della posa, che possono essere usate anche in coppia con le mani articolate.

Le armi sono molto pesanti e lunghe, perciò una posa salda con una sola mano è possibile solo in determinate pose bilanciate, in caso contrario o ruota il polso o si piega il gomito.





 



Ho voluto provare a usare la sovracopertina come sfondo, ma sfortunatamente si capisce poco:





 E infine sfidando le articolazioni, Getter in dual wield:


Altra cosa che mi sento di segnalare, capisco che per evitare di renderle ancora più pesanti si sia optato per fare le aste delle armi cave anziché di metallo pieno, però così come sono, sono soggette a piegarsi se si fa troppa forza nel tentativo di inserirle nelle mani e di posarle, quindi prestare attenzione.

In definitiva, per quel che concerne i miei gusti, un altro passo avanti di CCS come azienda e un altro modello che adoro sotto quasi tutti i suoi aspetti. Ci sono ancora aspetti da limare, indubbiamente, ma siamo su altissimi livelli e non posso che augurarmi che si proceda su questa strada (spoiler: sì).

Come si è capito, sto recensendo questo modello dopo 4 anni dall'acquisto, con colpevole ritardo, conto di recuperare il più in fretta possibile le recensioni dei modelli successivi. Di questo Getter ne sono uscite altre due versioni, un'immancabile recolor Black e una versione migliorata, che non vedo l'ora di mostrarvi, quindi restate sintonizzati. Anche per tutti gli altri CCS, che ad oggi deve ancora fare un modello che non mi sia interessato (recolor limited a parte). Praticamente hanno la mia carta di credito in mano.

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